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Addestrare l’Amstaff

Guida addestramento Amstaff: Esperto ENCI per relazione positiva. Scopri come migliorare comportamento e legame con il tuo cane

Addestrare un amstaff: si può?

Come ogni cane anche l‘amstaff può essere addestrato e nonostante si tratti in fondo di un terrier lo si può fare con un ottimo grado di successo. E’ un cane intelligente con ottime capacità di apprendimento e, pur non brillando in nessuna disciplina in particolare, risulta molto versatile offrendo soddisfazioni qualunque sia il percorso addestrativo o sportivo che si voglia intraprendere. Avendo uno spiccato istinto predatorio sarà facile coinvolgerlo in svariate attività ricompensandolo coi suoi giochi preferiti, siano essi palline, salamotti o quant’altro. In caso di attività svolte in presenza di altri cani la sfida più grande sarà quella di ottenere una certa indifferenza alla loro presenza motivando in particolar modo la sua attenzione sul conduttore, cosa che la naturale docilità dell’amstaff dovrebbe rendere possibile anche se con qualche sforzo in più rispetto ad altre razze più tolleranti nei confronti dei loro conspecifici.

addestramento di un amstaff

Addestrare un amstaff: perché?

Come nel caso di ogni cane avere un amstaff in grado di vivere nella nostra società seguendo le regole della pacifica convivenza e dell’educazione e del rispetto reciproci è fondamentale. Ed è a questo che serve essenzialmente l’addestramento: ad avere un cane sempre sotto controllo, obbediente e attento alle istruzioni della sua guida umana in ogni contesto, anche quelli più difficili o stressanti per un cane. Naturalmente per ottenere tutto ciò è essenziale avere un ottimo rapporto cane/conduttore, che si instaura appunto tramite l’addestramento, ovvero un efficace comunicazione da parte nostra al nostro amico a quattro zampe. Dopo un addestramento “di base” grazie al quale il nostro cucciolo capirà quali saranno i suoi comportamenti a noi graditi o sgraditi, e a non proporre quelli sgraditi, ecco che potremo addentrarci nell’addestramento a qualche attività più specifica, se lo vorremo. Ed è in questo frangente che la versatilità dell’amstaff ci darà l’opportunità di coinvolgerlo nell’attività che tra tutte più ci attirerà: agility, obedience, igp, ricerca… Preme sottolineare che l’amstaff non è propriamente un cane “da lavoro”, ma grazie alla sua docilità e alla sua volontà di compiacere il suo conduttore darà sicuramente grandi soddisfazioni in qualunque percorso intrapreso. Sarà cura del proprietario, seguito da un professionista preparato, capire quali attività saranno le più adeguate ad ogni singolo soggetto in base al suo profilo caratteriale. Ricordiamoci che un attività cinofila deve sì essere un piacere per il conduttore, ma anche per il cane nel rispetto delle sue attitudini!

Condotta con amstaff

La motivazione: la chiave della performance

Avere un cane motivato è alla base di qualunque attività vogliamo intraprendere con lui, anche il semplice gioco strutturato, che in realtà semplice non è ed è anzi la base attorno alla quale costruire il nostro addestramento. La motivazione del cane nasce in presenza di uno stimolo, ed è fortemente legata ai concetti di temperamento e di soglia di stimolo; l’amstaff è un cane dotato tendenzialmente di buon temperamento (il temperamento è, in sintesi, la velocità di reazione ad uno stimolo) con una soglia di stimolo piuttosto bassa (ovvero anche uno stimolo piccolo scatena in lui interesse e una reazione). Queste sue caratteristiche lo rendono un cane piuttosto facile da motivare e, quindi, da addestrare; sempre che il soggetto sia di buona selezione caratteriale e dotato di queste caratteristiche. Gli stimoli che andiamo ad usare nell’addestramento sono sostanzialmente tre: cibo, gioco e lodi (verbali o carezze). Il cibo viene usato nella prima fase di apprendimento di un esercizio o comportamento, per insegnare al cane ciò che vogliamo da lui. Qui si lavora in prima battuta in luring, e poi in stimolo. E’ importante che questa fase non duri troppo nel processo di apprendimento del cane, pena un calo nella motivazione e quindi nella performance. Il cane infatti si stufa di lavorare sempre e solo per il cibo, e sarà necessario passare non appena sarà pronto ad un rinforzo tramite il gioco, molto più stimolante e in grado di offrire un ingaggio maggiore ed un tempo di attenzione più lungo. Le lodi verbali o fisiche invece possono, anzi devono, essere sempre presenti e contribuiscono a rafforzare quel rapporto che è alla base dell’addestramento col proprio cane, soprattutto con un cane docile come l’amstaff, e a creare quello stato emozionale positivo che rende il cane piacevole a vedersi e appagato nell’esecuzione di ciò che gli viene richiesto. Lodare il proprio cane funge anche da ponte (bridge) tra l’esecuzione del comportamento e la ricompensa/rinforzo (gioco o cibo che sia), allungando nel mentre il tempo di attenzione e quindi la possibile durata dell’esercizio.

Motivazione:

La parola deriva dal latino “motus” che significa movimento, per questo viene definita come la spinta, il movimento verso un qualcosa, verso un obiettivo; quando si parla di apprendimento, ci si riferisce invece a una serie di “esperienze soggettive che consentono di spiegare l’inizio, la direzione, l’intensità e la persistenza di un comportamento diretto a uno scopo” (De Beni & Moè, 2000).

Chiariamo alcuni termini

Prima di proseguire chiariamo alcuni termini. Cos’è un rinforzo? In questo contesto è un premio, che segue l’esecuzione corretta di un esercizio. Per contestualizzare meglio bisognerebbe però introdurre i 4 quadranti del condizionamento operante, del quale la somministrazione di un premio è solo un quarto dell’intero. I 4 quadranti sono i seguenti: rinforzo positivo, rinforzo negativo, punizione positiva, punizione negativa. Liberiamoci subito dell’idea che positivo significhi piacevole e negativo spiacevole, e vediamo di cosa si tratta. Cos’è un rinforzo? E’ una conseguenza che aumenta la probabilità che un certo comportamento messo in atto si ripeta in futuro. Cos’è una punizione? Una conseguenza che diminuisce la probabilità che un certo comportamento messo in atto si ripeta in futuro. Cosa significa positivo? Che questa conseguenza implica aggiungere un qualcosa allo scenario. Negativo al contrario significa che la conseguenza toglierà qualcosa dallo scenario. In questo modo, ad esempio, dare del cibo al cane a seguito di un comportamento corretto significa aggiungere qualcosa (il cibo) per aumentare la probabilità che quel comportamento si ripeta; parliamo quindi di rinforzo (aumento la probabilità che il comportamento si ripeta) positivo (ho aggiunto qualcosa, in questo caso il cibo). Se volessi invece ridurre che un comportamento che reputo sbagliato si ripeta in futuro dovrei usare la punizione, positiva o negativa che sia. Ad un cane che stesse ringhiando ad un altro cane potrei urlare un secco “no!” per interrompere quel comportamento e diminuire la probabilità che in futuro si ripresenti. In questo caso parliamo di punizione (diminuisco la probabilità del comportamento in futuro) positiva (in quanto ho aggiunto qualcosa, in questo caso un rimprovero verbale). Un esempio di punizione negativa potrebbe essere il seguente: ad un cane che si lanciasse sulla ciotola del cibo prima della mia autorizzazione toglierei la ciotola stessa. In questo caso diminuisco la probabilità che il cane in futuro si avventi sul cibo senza autorizzazione (punizione) togliendo qualcosa (in questo caso la ciotola del cibo). Chiudiamo il cerchio col rinforzo negativo: devo insegnare al cane il seduto e il cane non mostra motivazione sul cibo; applico una piccola pressione sul posteriore all’altezza dei lombari finché il cane non si siede, e in quel preciso momento tolgo la pressione. Ho aumentato la probabilità che in futuro il cane si sieda alla mia richiesta (rinforzo) togliendo qualcosa dallo scenario (la pressione fisica). Rinforzo negativo! Ecco che quindi usare gli stimoli cibo/gioco/lodi per premiare il cane dopo l’esecuzione corretta di un esercizio significa lavorare in rinforzo positivo, secondo lo schema del condizionamento operante. Questa è però solo una parte del processo di apprendimento del cane secondo gli operanti, precisamente un quarto! Di pari passo al condizionamento operante appena descritto lavora il cosiddetto condizionamento classico, che brilla nel processo di luring col cibo. Vediamo di cosa si tratta. Di base si tratta di creare nel cane delle associazioni, così come per il condizionamento operante. Se però nel condizionamento operante la risposta del cane (il comportamento) è legata alla conseguenza (all’operante, rinforzo/punizione), nel condizionamento classico la risposta (il comportamento) è legata allo stimolo, nel nostro caso al cibo. Nel apprendimento tramite il luring infatti useremo il cibo direttamente sotto il naso del cane per fargli eseguire degli esercizi/movimenti; in questo caso lo stimolo/cibo è uno stimolo incondizionato ovvero non appreso che useremo tramite l’associazione per far apprendere dei nuovi stimoli che definiremo condizionati/appresi. Questi nuovi stimoli possono essere parole o gesti che tramite il condizionamento classico acquisiranno significato per il cane. Nella pratica: devo insegnare il seduto ad un cane motivato sul cibo; tramite il luring gli insegnerò il movimento, ad esempio mettendo il cibo sul naso e alzandolo piano piano finché il muso del cane si alzerà e il sedere si abbasserà. Una volta appreso il movimento/comportamento prima di fare il luring inserirò il comando “seduto” o un gesto, stimolo del tutto indifferente al cane. Dopo tramite il luring porterò il cane in posizione seduta. Per associazione tramite il condizionamento classico (connessione tra stimolo e comportamento) il cane imparerà che la parola “seduto” significa quel movimento. Potrei usare il condizionamento classico anche col rinforzo negativo, sostituendo al cibo la pressione sul posteriore. In questo caso vediamo come il confine tra condizionamento classico e operante sia molto più sottile di quanto sembri, fino a quasi lavorare all’unisono. Ma stiamo divagando…

Il cibo: dal luring allo stimolo

Abbiamo detto che il cibo è uno dei tre stimoli principali che andiamo ad utilizzare durante l’addestramento, assieme al gioco e alle lodi; è lo stimolo che utilizziamo all’inizio della fase di apprendimento di un nuovo comportamento tramite il condizionamento classico usando la tecnica del luring. Parlerò ora di come impostare e costruire il comportamento della condotta al piede sportiva, che ci tornerà utile in mille occasioni se faremo attività sportive col nostro amstaff. La condotta per me è come il collante dell’addestramento, una solida fondamenta attorno alla quale costruire tutto ciò che vogliamo; è la base dell’obbedienza e presuppone una totale attenzione del cane nei confronti del conduttore. Da quella base possiamo costruire tutti gli esercizi che vogliamo. La prima fase è il luring: col cibo in mano adescheremo il cane attraverso il naso a seguirci al nostro fianco con la testa verso l’alto. Servirà che la motivazione del cane verso il cibo sia forte, ma non basta; dobbiamo anche insegnargli cos’è che vogliamo: noi desideriamo che lui spinga col naso nel palmo della nostra mano. A tale scopo sarà utile fare alcuni esercizi propedeutici prima di addentrarci nell’insegnamento di altri comportamenti. Insegneremo letteralmente al cane a spingere il muso nella nostra mano, premiandolo quando premerà con decisione rilasciando il cibo che avremo tra le dita. Lo faremo con la mano orizzontale, verticale, di lato, ferma, in movimento, insomma in tutte le varianti che ci verranno in mente, in diversi momenti della giornata, quando vorremo dedicarci all’addestramento. Una volta che il cane avrà sviluppato questa capacità potremo usare il luring in maniera efficace. Imposteremo la condotta con la mano sinistra col cibo dapprima orizzontale col palmo rivolto verso il basso, premiando ogni volta che il cane spingerà verso l’alto. Una volta che il nostro amico avrà confidenza con questo processo potremo inserire il comando (fuss, piede o qualunque altra cosa) qualche secondo prima di iniziare il processo di luring. E’ in questo momento che il nostro stimolo verbale inizierà ad avere rilevanza e significato, ovvero camminare al mio fianco in attenzione con la testa verso l’alto. Quando il cane avrà padroneggiato questa fase abbandoneremo il luring per passare a lavorare “in stimolo”, gradualmente. A fasi in cui la nostra mano sarà appoggiata al suo naso alterneremo fasi in cui la nostra mano si staccherà verso l’alto, dapprima di pochi centimetri fino ad arrivare a distanze maggiori, per poi ritornare ad appoggiarsi al suo naso. L’obiettivo è lavorare stabilmente con la mano staccata e il cane in attenzione sullo stimolo ormai lontano da lui; in questa fase se il lavoro di luring sarà stato ben impostato il cane tenderà a saltellare in alto per spingere il muso nella nostra mano: a seconda di come vorremo impostare la condotta potremo assecondare o inibire questa spinta, attraverso il condizionamento operante come già visto. Dal luring siamo così passati al lavoro in stimolo, con la condotta ormai stabilmente fissata ad un comando verbale. Ora è il momento di cambiare “stimolo”.

Luring:

parola inglese, significa letteralmente adescamento.

Consiste nell’uso di uno stimolo appetitoso per indurre il cane ad esprimere un comportamento. Sostanzialmente, tramite un “esca” di cibo che tenete in mano, invogliate il cane a seguire i movimenti della vostra mano, con l’obiettivo di fargli compiere un movimento desiderato e farlo arrivare nella posizione finale richiesta.

Dal cibo al gioco

Esatto è il momento di iniziare a rinforzare il nostro amato amstaff col suo gioco preferito! Facciamo un passo indietro però: avevamo accennato di come il gioco strutturato sia la base dell’addestramento. Giocate col vostro amstaff? Create un rapporto di complicità col vostro cane? Se la risposta è no allora tutto quello di cui abbiamo parlato finora non ha alcun valore, perché l’addestramento è sì certamente anche tecnica, senza la quale i risultati non ci possono essere, ma è soprattutto anima, soprattutto emozione. E se non siamo capaci di risvegliare nel nostro cane il giusto stato emozionale, positivo, aperto, gioioso e felice allora nell’addestramento non avremo successo, soprattutto se lavoriamo con un cane come l’amstaff che vive per compiacerci. Quindi giocare, giocate! Questo sarà il motore motivazionale che ci permetterà di avere un cane coinvolto, attivo, felice e performante! Per quanto mi riguarda imparare a giocare col cane è stata una delle cose più difficili da capire, per quanto possa sembrare banale, ed ancora non smetto di imparare… Quando il gioco insieme sarà diventata la cosa più importante di tutte per il nostro amstaff allora potremo usare i giocattoli in addestramento, ed allora e solo allora si spalancherà un mondo, che col cibo solamente non potremo mai conoscere. Un mondo fatto di intensità, di velocità, di passione. L’oggetto che useremo è irrilevante, purché sia il preferito del nostro amato amico: palline, salamotti, cuscini da mordere, un cappellino, un semplice legnetto… Cosa accende il vostro amstaff? Certo per l’amstaff più predatore la pallina sarà il massimo, per il combattente mordere il salamotto non avrà pari. Voi che amstaff avete?

Dallo stimolo allo stimolo invisibile

Ed ecco allora l’ultimo passaggio: ora in mano non avete più il cibo prelibato, avete il suo giochino preferito saldo nelle vostre mani; e lui lo brama, lo vuole come la cosa più preziosa al mondo. E voi continuate col vostro esercizio, comando vocale e via, si va di condotta al piede; 10 passi, 20 passi, 30 passi e voilà! Il gioco dalle vostre mani prende vita: lo lanciate lontano scatenando la saetta che è in lui, o lo fate mordere con vigore tra le vostre mani mentre lo agitate come una preda disperata. Il gioco è fatto! E ora? Ora lo stimolo diventa invisibile. C’è, lui lo sa che c’è ma non lo vede. E’ in un taschino, è in un cappuccio, è invisibile. Se avete fatto un buon lavoro ora sarà ossessionato dalle vostre mani, dal vostro viso, e la mancanza visiva del giochino tanto bramato e desiderato sarà benzina sul fuoco… 10 passi, 20, 30 e voilà! Il gioco compare dal nulla e si scatena la gioia! Ora l’esercizio diventa gioa fine a se stessa, in attesa che il tesoro più prezioso compaia dal nulla!

Lodare il cane, sempre.

Abbiamo parlato di cibo, abbiamo parlato di gioco, ma cosa accompagna tutto il processo di addestramento, dall’inizio alla fine? Il nostro rapporto con l’amico fidato, la complicità che abbiamo col nostro amstaff. E se è vero come ho detto che il gioco crea quell’indissolubile rapporto col nostro peloso amico, è ancor più vero che le lodi verbali e fisiche sono il vero segreto del successo. Parlare al nostro cane, sempre, come fosse il cane migliore al mondo, come avesse fatto la cosa più difficile al mondo, anche se ha fatto un semplice seduto. Per alcuni cani una carezza al momento giusto, uno sguardo di approvazione, un “bravo” detto quando non se lo aspettava, sono la cosa più preziosa di tutte, anche dell’adorato gioco! Quindi lodate, lodate il vostro cane e fatelo sentire un dio in terra, quando lavorate con lui. Ho usato in precedenza il termine “bridge”, ponte, riferito alle lodi; esse sono il collante che tiene il cane motivato e felice mentre attende la ricompensa, sono l’anticipazione della ricompensa stessa, che prima o poi arriverà. Finchè lo lodiamo lui sa che la ricompensa arriverà, non si sa quando ma arriverà; questo ci permette tra le altre cose di allungare il tempo di attenzione e la durata dell’esercizio, oltre a tenere uno stato emozionale positivo ed un’ alta motivazione. Così come col gioco è necessario anche imparare a lodare il cane correttamente, con un tempismo giusto, con un tono giusto, con un atteggiamento giusto, con una postura corretta e con le parole corrette, magari sorridendo. Questa è forse la sfida più grande, perché dobbiamo diventare maestri delle nostre emozioni e quando lavoriamo col cane essere i migliori attori, anche nelle giornate più storte, perché se le nostre emozioni negative trapelano in qualche modo loro se ne accorgeranno…

Conclusioni

Gli amstaff sono cani straordinari, che necessitano padroni all’altezza e che hanno bisogno di fare. Non deludiamoli e doniamo loro la perla dell’addestramento, doniamo loro la capacità di comprenderci a vicenda in modo chiaro e strutturato, ne hanno bisogno. Diamo loro un compito, al nostro fianco, che li possa appagare e che incanali le loro sconfinate energie in modo costruttivo. Che sia uno sport, che sia giocare in modo appagante, che sia capirsi al volo in situazioni difficili, l’addestramento è tutto questo è molto di più. Doniamoglielo. Ce ne saranno grati.

Riccardo Derbio: Addestratore cinofilo ENCI

Amstaff protagonista: Triskell Ast O’ Zulù

Ringrazio Riccardo per aver scritto per il mio sito questo articolo, ma lo ringrazio anche per l’impegno, la costanza, la professionalità, la perseveranza, la tempra, la coerenza e la passione che mette in quello che crede, lo ringrazio anche e soprattutto, per aver cresciuto un Amstaff felice, equilibrato, sereno, utile e preparato.

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