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Epigenetica e Amstaff: quanto l’ambiente e l’esperienza modellano il carattere del cane

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Cos'é l'epigenetica?

Se la genetica definisce il “manuale delle istruzioni” con cui l’Amstaff nasce, l’epigenetica stabilisce quali pagine di quel manuale verranno effettivamente lette e applicate nel corso della sua vita

Quando il DNA non scrive tutta la storia

Quando si parla di selezione cinofila, la prima cosa che viene in mente è il pedigree, la genetica e le linee di sangue. Ma basta il DNA a definire chi diventerà il nostro American Staffordshire Terrier? La risposta della scienza moderna è un netto “no”.

Entra così in gioco l’epigenetica, quella straordinaria branca della biologia che studia come i fattori ambientali, le esperienze, lo stress e persino la qualità della relazione con il proprietario possano modificare l’espressione genetica, senza alterare il codice del DNA. Per un’attenta selezione e gestione dell’Amstaff — una razza potente, intelligente e profondamente legata al proprio umano — comprendere l’epigenetica significa assumersi la piena responsabilità di non essere semplici spettatori, ma veri e propri co-architetti del benessere psicofisico e caratteriale del nostro cane.

Per approfondire questo tema fondamentale, abbiamo il piacere di ospitare sul nostro blog un contributo d’eccezione scritto dal Prof. Domenico Carnicella, un amico, Giudice ed esperto di lunga data che analizza il legame profondo tra genetica, epigenetica, tecnica e performance nel cane.

(Qui di seguito il testo dell’articolo originale del Prof. Domenico Carnicella)

EPIGENETICA (sopra i geni)

L’epigenetica è una branca della biologia che studia come l’esposizione a fattori ambientali possano modificare l’espressione e quindi l’attività dei geni pur senza modificare la sequenza del DNA. La genetica analizza il genotipo mentre l’epigenetica studia le modifiche sopra il DNA. In breve la genetica è la partitura musicale, l’epigenetica è come questa musica viene suonata. La scienza da qualche anno sta documentando che l’esperienza o la mancanza di esperienza lascia tracce biologiche. Se un cane vive continue pressioni, impara a stare costantemente allerta e vigile per evitare disagi per cui il suo sistema nervoso sarà disorganizzato; se invece vive esperienze coerenti e sicure impara che ciò che lo circonda è affidabile e il suo sistema nervoso si regola. Può quindi l’epigenetica modificare nei cani la predisposizione al lavoro intesa come addestrabilità? A mio parere si! Vediamo come: Analizziamo due gemelli omozigoti, nonostante hanno identico DNA, vivono due stili di vita diversi dieta, fumo, stress psico-fisico, inquinamento per uno, mentre l’altro gemello avrà uno stile di vita più sobrio. Sicuramente l’epigenetica nel tempo li renderà anche fenotipicamente molto diversi. Per analogia due cuccioli della stessa cucciolata, che non sono mai omozigoti ma comunque fratelli, vengono destinati uno ad una vita con pochi stimoli in canile e l’altro vivendo in città sarà sollecitato da tanti stimoli diversi ogni giorno. Sicuramente l’epigenetica li renderà completamente diversi sia fisicamente che caratterialmente perché ognuno attraverserà il mondo con percezioni, emozioni e incontri diversi. Come proprietari di un cane siamo chiamati a gestire non solo il suo comportamento nella società, ma parteciperemo al modo in cui lui si sta strutturando e tutte le esperienze modelleranno la sua biologia che a sua volta potrà essere influente nella progenie. L’epigenetica vuol dimostrare che tra noi e il cane non esiste solo un rapporto educativo ma anche un rapporto biologico. Per anni la cinofilia ha cercato di standardizzare le razze lasciando passare l’idea che i cani appartenenti a una data razza fossero tutti uguali o peggio che il carattere e il relativo comportamento fosse qualcosa di ben definito e definibile. In realtà a chi come me si è dedicato, per decenni all’addestramento consapevole, è apparso chiaro che gli stimoli e le relative esperienze facevano la differenza tra i cani con le stesse qualità. In buona sostanza credo che la mancata attività fisica e la mancanza delle pulsioni cui seguono i relativi comportamenti istintivi possono influenzare le razze. Se analizziamo la razza da Pastore Tedesco, che ho seguito più costantemente negli ultimi 45 anni, rilevo molto chiaramente come le linee da bellezza e le linee da lavoro si sono evolute l’una a discapito dell’altra, sia anatomicamente che caratterialmente, pur mantenendo lo stesso DNA e specialmente quando il progetto allevatoriale era teso a raggiungere particolari anatomici o caratteriali. La specializzazione ha suggerito l’utilizzo massiccio della consanguineità, ciò ha provocato una forte riduzione della variabilità genetica e la popolazione ha subito una ulteriore pressione, spesso negativa e comunque non bilanciata, costringendo un vissuto epigenetico diverso.

Qui propongo un mio articolo vecchio di vent’anni a conferma che l’epigenetica fa la differenza.

TECNICA E GENETICA

Connubio sufficiente per alte prestazioni agonistiche? Certamente appassionati cinofili e in particolar modo i preparatori e conduttori di cani da utilità e difesa si saranno posti, come me, questa domanda. Infatti, assistendo e partecipando a gare di elevato livello agonistico, ho potuto osservare che effettivamente, alcuni soggetti, dimostrano di possedere tempi di reazione ottimali rispetto ad altri; pertanto,il Giudice necessariamente differenzierà la sua valutazione tenendo conto della volontà e della precisione nell’esecuzione di un esercizio ma anche dalla velocità di reazione ed esecuzione del comando ricevuto.

Apparentemente tutti gli elementi portano a supporre che questa capacità sia dovuta:

  • Alla tecnica utilizzata

  • Alla bravura del preparatore nell’utilizzarla

  • Alla razza intesa come forma costituzionale

  • A certe linee di sangue all’interno delle razze geneticamente meglio dotate. Tutto ciò è sicuramente vero e imprescindibile, ma volendo capire di più,in questi anni ho analizzato il problema con maggiore attenzione, sperimentando certe idee direttamente sul campo con soggetti in preparazione e appartenenti a diverse razze da utilità e difesa. Dall’osservazione sono stati esclusi cani con patologie specifiche dell’apparato motorio o comunque non sani, soggetti con insufficienti o cattive qualità razziali e soggetti che pur avendo qualità caratteriali simili avevano un vissuto epigenetico diverso.

ASSUNTO CHE:

  1. per velocità di reazione si intende il tempo che intercorre tra il comando, ricezione ed esecuzione del comando stesso

  2. che tale velocità, chiamata riflesso, è una naturale reazione dell’organismo a una stimolazione del sistema nervoso

  3. che i sensi come l’udito e la vista, recepiscono il comando sonoro o il segnale visivo trasmettendolo sottoforma di impulso nervoso al midollo spinale e da qui al cervello che lo interpreta e lo inoltra alla periferia interessata assieme al relativo messaggio reattivo

  4. che non esistono cani con fibre nervose capaci di condurre gli impulsi a velocità maggiore rispetto ad altri

Mi sono chiesto se altri fattori potevano entrare in gioco e quali erano oltre i classici meccanismi deputati all’apprendimento e man mano mi sono convinto che i tempi di reazione possono essere velocizzati anche da:

CONCENTRAZIONE

Il cane che ben conosce lo schema di apprendimento stimolo – risposta – rinforzo; migliorerà sicuramente la concentrazione nell’attesa del comando; infatti più velocemente eseguirà la risposta tanto più velocemente sarà gratificato dal rinforzo.
Ovviamente il cane deve trovarsi nella condizione di forte motivazione sullo stimolo utilizzato ma deve anche sapere che a una mancata risposta non ci sarà alcun rinforzo positivo anzi. Questo comportamento, ripetuto correttamente, porterà il cane ad assentarsi dalla realtà e ad essere teso per dare quell’unica risposta.

CARICA EMOTIVA

Il conduttore che insegna al suo cane a sviluppare una giusta e ben calibrata carica emotiva sullo stimolo, avrà attivato, come dimostrato scientificamente, sia le ghiandole surrenali a produrre Cortisolo e Adrenalina ( ormoni che supportano l’organismo alla reazione ), sia l’aumento del ritmo respiratorio e del battito cardiaco; pertanto, i muscoli, maggiormente irrorati dall’ossigeno contenuto nel sangue,daranno una risposta più pronta.
Particolare attenzione và posta, nel non superare il limite di sopportazione contestuale della carica emotiva, altrimenti si instaura nel cane uno stato ansioso non auspicabile per un corretto apprendimento.

ALLENAMENTO

Anche un costante allenamento fisico e una adeguata alimentazione risultano opportuni e necessari per mantenere efficienti le masse muscolari e l’apparato locomotorio. Se l’ordine a reagire arriva ad un muscolo atono o a una articolazione poco elastica, l’esecuzione sarà sicuramente lenta.

AUTOMATISMI

Il cane allenato acquisisce uno schema mentale predisposto a quasi istintivamente a rispondere a quel comando. Quest’allenamento porta a un minore coinvolgimento della sua coscienza, pertanto come risultato si ha una ulteriore riduzione del tempo di reazione. Voglio dire che, l’automatismo è un meccanismo neurologico paragonabile ad una scorciatoia; infatti, quando l’impulso arriva al midollo spinale, quest’ultimo impartisce il comando di reagire alla parte interessata e contemporaneamente invia al cervello copia del comando stesso, quando questo arriva la reazione è quasi avvenuta. Vale la pena di tenere a mente che l’automatismo se non sufficientemente motivato porta alla riduzione del piacere al lavoro.

CAPACITA’ DI PREVISIONE

Per reagire velocemente, un cane deve imparare a codificare e riunire in pochi millesimi di secondo tutte le informazioni che precedono il comando, quasi anticipandolo. Un soggetto costantemente allenato e con esperienze agonistiche, sa bene che comando arriverà dopo essere partito dal paletto, sa cosa dovrà fare dopo aver ricevuto il comando, sa anche che quel comando sarà preceduto da segnali preparatori, l’unica incertezza riguarda il momento in cui verrà dato, ed è proprio su questo che lui concentrerà tutta la sua attenzione. Anche il conduttore contribuirà alla velocità di reazione migliorando la qualità dell’informazione non già la quantità.

Per quanto detto è evidente che lo stile di vita e il vissuto epigenetico crea un terreno fertile per la migliore crescita di tutti gli stimoli. Forse in alcuni cani esiste una predisposizione o capacità innata di coordinare le informazioni e dare risposte più rapide; se è vero non è dimostrabile! Certo è invece, che la conoscenza di questi aspetti da parte dei preparatori e conduttori di cani da utilità e difesa può ottimizzare la performance del nostro “amico”.

Prof. Domenico Carnicella

L’epigenetica è la branca della biologia che studia come l’esposizione a fattori ambientali, alle esperienze e allo stile di vita possa modificare l’espressione dei geni di un cane senza alterare la sequenza del DNA. Per metafora, se la genetica è la partitura musicale, l’epigenetica è il modo in cui quella musica viene suonata.

Vivere in un ambiente sicuro, coerente e ricco di stimoli positivi aiuta a regolare il sistema nervoso del cucciolo. Al contrario, pressioni continue o la mancanza di stimoli lasciano tracce biologiche negative, modificando profondamente il profilo comportamentale e caratteriale dell’Amstaff.

Sì. Come spiega il Prof. Domenico Carnicella, il vissuto epigenetico crea un terreno fertile che permette di ottimizzare o mortificare le doti naturali, le pulsioni e le capacità di apprendimento del cane, indipendentemente dalla sola genetica.

Oltre alla genetica e alla tecnica, i tempi di reazione dipendono da fattori chiave come la concentrazione, una corretta carica emotiva, l’allenamento fisico costante, lo sviluppo di automatismi neurologici e la capacità del cane di anticipare il comando.

Proprietari e allevatori non sono semplici spettatori, ma co-architetti della biologia del cane. Tra uomo e cane esiste infatti non solo un legame educativo, ma un vero e proprio rapporto biologico in cui ogni esperienza modella la struttura del soggetto.

Riflessioni finali: cosa significa tutto questo per chi alleva e vive con un Amstaff?

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Scopri come in allevamento stimoliamo i nostri cuccioli con le tecniche di biosensor e l'arricchimento ambientale che gli proponiamo.

Le parole del Prof. Carnicella ci offrono uno spunto di riflessione straordinario, che sposa in pieno la nostra filosofia di allevamento dell’American Staffordshire Terrier. Spesso si tende a pensare che il carattere di un Amstaff sia un pacchetto chiuso, definito unicamente dai titoli dei genitori o dalla genealogia.

In realtà, l’epigenetica ci dimostra che il patrimonio genetico è solo la promessa, mentre l’ambiente, la socializzazione precoce, la qualità degli stimoli e la guida del proprietario sono la realizzazione di quella promessa. Un cucciolo di Amstaff cresciuto in un ambiente stimolante, equilibrato e ricco di esperienze positive svilupperà un sistema nervoso solido, una capacità di reazione ottimale e un equilibrio psicologico ineccepibile. Al contrario, un isolamento sensoriale o una gestione scorretta possono mortificare anche le migliori linee di sangue.

Ecco perché nel nostro allevamento non ci limitiamo a selezionare con cura i riproduttori dal punto di vista morfologico e caratteriale, ma curiamo con la massima attenzione le prime settimane di vita dei cuccioli, fornendo loro gli input corretti per stimolare il loro potenziale epigenetico.

E tu? Come vivi la relazione quotidiana con il tuo Amstaff? Curiosità, dubbi o esperienze da condividere? Lascia un commento qui sotto o contattaci per scoprire di più sul nostro approccio alla selezione e crescita della razza!

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